Massimo ZanichelliChi vivesse ancora di perniciosi luoghi comuni sul Lambrusco, dovrebbe, come San Tommaso, toccare con mano (anzi con naso e palato) questa versione d’autore firmata da Vittorio Graziano sulle colline di Castelvetro.
Proveniente da pratiche agronomiche biodinamiche estranee a mode e retorica, e prodotto con la tradizionalissima, ancorché – purtroppo – sempre meno diffusa, tecnica della (ri)fermentazione naturale in bottiglia, questo Grasparossa stupirebbe i più scettici per la tonicità del frutto e la vivezza dello sviluppo: sentori di erbe medicinali e piccoli frutti rossoneri (ma non necessariamente milanisti); palato succoso e invitante (perché, appunto, succoso), dalla carbonica ancora fine e dai tannini ancora “sul pezzo” a distanza di 9 anni dalla vendemmia (alla faccia della veloce corruttibilità dei vini frizzanti)…
Insomma, una goduria.
Tre faccini solo apparentemente sorprendenti :-) :-) :-)
