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2 febbraio 2011

Chianti Rufina 2007 Frascole

Mauro Pasquali
La zona del Rufina non da oggi sta distinguendosi nel mare magnum del Chianti come, probabilmente, la più dinamica e, al tempo stesso, come quella dove la difesa della tipicità e della tradizione è più marcata. La valle del Sieve ed il Mugello tutto non hanno la nomea di altre zone più turistiche della Toscana ma possiedono un patrimonio unico: una biodiversità non intaccata dalla monocultura viticola: i boschi si alternano ai vigneti, l’altitudine aiuta le vigne di sangiovese ad esprimere il meglio e questo Frascole 2007 di sangiovese ne ha tanto, dentro di sé, oltre il 90% con piccoli saldi di canaiolo e colorino, due vitigni che come il sangiovese e al pari di trebbiano toscano e malvasia del Chianti hanno da sempre caratterizzato la viticultura locale.
Alla vista un bel colore rubino con leggeri riflessi aranciati. Al naso le note caratteristiche di lampone e fragola di bosco, poi viola e un accenno di liquirizia. In bocca ti colpisce subito per la sua freschezza, la sua sapidità. Il finale è lungo, lunghissimo e ti lascia la bocca pulita. Asciutta.
Tre beati faccini :-) :-) :-)

11 agosto 2010

Toscano Rosato Gròttolo 2009 Castello Colle Massari

Angelo Peretti
Un rosato di Toscana - di Maremma, mi pare - dal colore brillante.
Ha naso finissimo, salmastro, iodato, marino.
Molto provenzale, direi, ché olfattivamente rammante proprio i vini di Cost'Azzura.
In bocca ha polpa, sostanza, ma conserva quella freschezza marinaresca che già aveva sfoderato al naso.
Salato, sapido. Molto lungo. Appagante.
Unico appunto: una morbidezza un po' esposta rischia di ridurre, di comprime la finezza del vino. O almeno così mi pare.
Vino d'estate. Da cena sul lungomare.
Due lieti faccini :-) :-)

26 luglio 2010

Aleatico Toscano Rosa della Piana 2009 La Piana

Angelo Peretti
Un bel rosato dall'isola di Capraia. Che poi dire "rosato" rischia perfino di sembrare fuorviante, e qui di seguito cerco di spiegare perché.
Facciamo così, ricominciamo: un bel vino dall'isola di Capraia. Un igt a base d'aleatico. Le uve coltivate secondo i canoni dell'agricoltura biologica.
A dire il vero - e qui cerco di spiegare l'arcano dell'incipit -, ch'è un rosato te n'avvedi dal colore nel calice, ma se il vetro fosse nero e annusassi senza aver contezza della tonalità, be', diresti che hai di fronte un bianco. Nel senso che c'è un invitante, aggraziato, rinfrescante mix di vegetalità e di florealità che ti si presenta all'olfatto. E, insieme, un che di speziato che fa pensare ad un bianco, chessò, altoatesino, e comunque montanaro prima che marino.
In bocca c'è freschezza tesa, nervosa, indomita. Addirittura sembra che il vino viri a tratti verso un'astringeza quasi tannica. La speziatura, poi, è del tutto coinvolgente, con quei ricordi avvolgenti di cardamono.
Ecco, in bocca torna ad essere un rosato ad ogni effetto. Epperò pare ancora guardare a latitudini settentrionali. Diresti che hai davanti un moscato rosa, ma senza le dolcezze (le sdolcinature, a volte) che talvolta lo contraddistinguono.
Insomma: vino curioso, per molti tratti addirittura anomalo, eppure del tutto avvincente.
A tavola non saprei proprio come abbinarlo, ma un bicchiere lo berrei ancora molto, molto volentieri.
Incuriosito, sono andato a vedere il sito internet del produttore (in home page il logo della Fivi, la Federazione dei vignaioli indipendenti), e devo fare i complimenti per le informazioni che vi si possono raccogliere (anche se magari qualche tempestività nell'aggiornamento ci starebbe: per esempio metterci anche l'etichetta di questo rosato): in ogni caso, vivaddìo, di tanto in tanto qualche vigneron che ti racconta le cose lo trovi.
Ho visto che il 2009 è stato il primo anno di produzione per questo rosato, e che se ne son fatte solo milleduecnto bottiglie. Se il buongiorno si vede dal mattimo, qui siamo messi proprio bene: sarà gironata radiosa.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

6 luglio 2010

Montecucco Sangiovese Comandante 2004 Basile

Angelo Peretti
Vini così ti spiazzano. Ti pongono interrogativi. O meglio: ti costringono a scegliere se stare dalla parte del vino enologicamente perfetto, così tanto perfetto da piacere a tutti, a costo d'apparire impersonale, oppure se sostenerne un altro meno tecnicamente ammodo, eppure personalissimo.
Ebbene, questo Montecucco - vigne nella Maremma - sta nella seconda categoria. Ché sì, appena lo stappi, al naso non è appostissimo, e ti sembra segnato magari da un legno vecchio. Ed ha tracce animalesche. Insomma: è ostico, riottoso ad aprirsi e concedersi. Eppoi anche in bocca ci trovino un filino appena appena di carbonica, e anche questo secondo i sacri testi non è buona cosa per nulla. Epperò poi vedi che la bottiglia è subito finita, nonostante i 14 gradi di alcol, nonostante un tannino di quelli da farci a cazzotti, nonostante la cucina fusion che hai sul tavolo e che chiederebbe altri accostamenti, nonostante un gran caldo estivo che anch'esso consiglierebbe altre bottiglie. Insomma: nonostante tutte 'ste cose, s'è bevuto con piacere. A Roma, al ristorante.
Leggo in contro-etichetta: "Prodotto in Toscana con vitigni di sangiovese e merlot, invecchiato in botti di rovere francese. Non essendo filtrato il vino potrebbe rilasciare qualche residuo". Sta scritto anche che lo si produce con uve da agricoltura biologica.
All'olfatto s'apre gradualmente, pian pianino, verso il frutto maturo. Fragolona e ribes assieme dapprima. Eppoi, col passar del tempo, un'inattesa, piacevolissima pesca gialla, quasi in composta.
In bocca è - credetemi - giovanissimo (ed è un 2004). La trama tannica è d'impatto. Affascina quella speziatura sottesa al frutto. E il fruttato (ancora quella curiosa pesca) è sostenuto da quella sottilissima presenza di carbonica, che ne allunga la sensazione, dandole slancio.
Vino che si propone con lentezza e progressione.
Meriterebbe di stare ancora in cantina. Ma se me ne capita un'altra bottiglia, la ristappo.
Due lieti faccini :-) :-)

5 giugno 2010

Brunello di Montalcino Riserva 1990 Poggio Antico

Mario Plazio
Un vino che all’uscita divise i degustatori. E che a distanza di tempo non riesce a convincere come dovrebbe.
Paradossalmente non gli manca nulla. È un Brunello per la mineralità, le note animali e di sangue e di carne. Certo non manca di concentrazione. Solo che questa sembra fine a sé stessa e non in funzione del vino.
Il frutto si perde in una massa di tannini e di acidità che non si incontrano mai.
Ogni elemento sembra andare per una sua strada e rimane un senso di amaro nel finale che gli impedisce di farsi amare.
Manca di eleganza.
1 faccino e mezzo :-)

28 agosto 2009

Orcia Frasi 2005 Marco Capitoni

Mauro Pasquali
Innanzitutto il nome: nasce da un'idea di Marco Capitoni che volle, creando questo vino, fermare una sensazione, uno stato d'animo che ha contraddistinto l'annata imbottigliata. Quindi una frase per ogni millesimo. Leggo sulla bottiglia 2005: Una lepre a correre sfidai, la raggiunsi… mai! Sfide. La sfida di produrre un vino in questa terra, incastonata tra Montalcino e Montepulciano, quindi fra vini ben più famosi, anche se, spesso, non altrettanto emozionali e buoni. Una sfida a “misurarsi con i grandi vini della tradizione toscana”.
La prima annata prodotta risente della mano ancora non perfetta, ma sappiamo che il sangiovese è uva scorbutica.
Le vigne, vecchie di trent'anni, danno sangiovese e piccole percentuali di colorino e canaiolo.
Il vino matura per due anni in botte grande da 33 ettolitri (grande scelta in una terra recentemente convertita alla barrique) e poi ancora un anno in bottiglia.
Il naso profuma di frutto maturo, di ciliegia, di frutti di bosco, cui fa da accompagnamento una bella freschezza. In bocca mi avvolge subito con il suo grande equilibrio ed armonia per lasciarmi, alla fine, una bella sensazione di pulizia.
Il 2007, assaggiato in botte, fa ben sperare per un vino, quando uscirà, fra due anni, da incorniciare.
Nel frattempo, ma non prima della prossima primavera, vedrà la luce l'annata 2006: un bel passo avanti verso un grande vino della tradizione toscana.
Due beati faccini :-) :-)

19 agosto 2009

Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2005 Il Marroneto

Mauro Pasquali
Alessandro Mori, un anno dopo gli altri produttori di Brunello, imbottiglia il suo. Assaggio il 2005 conscio del fatto che da poco ha subito lo shock dell'imbottigliamento, anche se Alessandro mi dice che usa la tecnica dei nostri padri per ridurre il mal del vetro: il vino viene travasato dalle grandi botti di rovere in contenitori di acciaio per un mese, per abituare il vino all’ambiente senza ossigeno della bottiglia.
Un grande vino che si apre al naso con quei sentori polverosi così tipici nel Brunello. Poi, ancora, il frutto croccante con belle sfumature di ciliegia e lampone. In bocca i tannini setosi e la bella acidità ne fanno pronosticare una grandissima evoluzione. E una altrettanto grande longevità.
Un vino che riconcilia con il Brunello. Un Brunello che nasce senza manipolazioni, non solo quelle legate alle uve non previste dal disciplinare ma, anche, quelle in cantina: no alle presse, non ai fermentini, no ai lieviti selezionati, no al controllo della temperatura. E, finalmente, no alle barrique. Un Brunello tradizionale, fatto come dovrebbe essere fatto da tutti, senza ricorrere a scorciatoie o manipolazioni.
Tre beati faccini :-) :-) :-)

24 luglio 2009

Chianti Classico 1995 Querciabella

Mario Plazio
Ecco, questo è il Chianti che vorrei. Lontano da inutili mascheramenti barricosi o da concentrazioni estreme fini a se stesse (o a spuntare punteggi nella stampa d’Oltreoceano).
Quando avvicini il naso avverti le note territoriali e giustamente evolute di terra, humus e a seguire tartufo. Poi compare anche la viola e una punta di alcol che vela leggermente gli aromi più fini.
La materia di classe rivela un profilo snello ma continuo e di notevole acidità vibrante.
A tratti sembra forse paralizzato dalle note terrose, ma col tempo sfodera anche aromi di fiori, spezie e mare.
Il tannino è ruspante, forse anche troppo, ma probabilmente siamo abituati a vini esageratamente levigati e non sappiamo accettare una certa ruvidezza che è congenita a certi vitigni e territori.
Un vino ancora vivo e che sembra all’apice dell’evoluzione.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)