29 maggio 2009

Consigli per il mercato Usa: bottiglie leggere e tappi a vite

Angelo Peretti
A parte che ha detto che questo mio InternetGourmet "è ben scritto, preciso, succinto; una combinazione rara nella prolissa Italia". A parte questo, di cui gli son grato, Terence "Strappo" Hughes (nella foto qui accanto) è uno che di vini italiani se n'intende, pur standosene dalle parti di Nuova York.
Suo è Mondosapore, un bel wine magazine dedicato all'italica cultura enoica. E poi è partner di Domenico Selections, importatore di vini italiani negli States. E ne cura il blog, su cui ho letto le (troppo) belle cose su di me che ho citato sopra.
Ma proprio su Muddy Boots, il wine blog, appunto, della casa d'importazione, Terry (Terence) ha pubblicato di recente un post che credo ogni vignaiuolo delle nostre parti dovrebbe leggersi per bene. Titolo: "Some practical advice for Italian wine producers", ossia "Alcuni suggerimenti pratici per i produttori italiani di vino". O almeno per quelli che sperano d'esportare un po' delle loro bottiglie negli Stati Uniti, in questi tempi di crisi. Tempi, si badi, nei quali gli americani che bevevano vino non hanno smesso di comprarne. Solo che vogliono spendere meno.
E i suggerimenti son due, e sembrano piccola cosa, ma così non è, credetemi. E per me, che predico (quasi invano) cose simili da un po', son zuccherini.
La prima delle due ricette non solo piace ai distributori e ai consumatori di là dell'Oceano, ma è anche quella più ecologicamente responsabile: usare bottiglie più leggere e meno costose. Proprio così. Perché utilizzare bottiglie lunghe e pesanti per un vino che costerà attorno ai 10 dollari?
Per i vini più economici, adoperare una bottiglia di vetro spesso "è una pazzia", secondo Hughes. "Costa di più spedirla, fa spreare più energia e non serve ad altro che dar soddisfazione all'ego del produttore". Qualcheduno magari s'illude che la super bottiglia costituisca una mossa ad effetto in termini di marketing? Nient'affatto. "Per me - scrive il wine blogger a stell&strisce - è più un segno che quel produttore sta cercando di coprire quel che ritiene sia una deficienza del vino".
Poi, l'altro suggerimento per gl'italici vigneron, o almeno "per quei pochi fra di loro che abbiano voglia di prenderlo in considerazione per un momento": usare il tappo a vite, lo screw cap. "Se il vostro vino andrà venduto al dettaglio per qualcosa come 15 dollari negli States - dice Hughes -, credetemi, verrà ritenuto un vino da bere giovane. Certo, lo screw cap potrà non urlare al pubblico la parola 'classe', ma suggerisce invece che il vino è fresco e che si beve facilmente. Abbracciatela, quest'idea".
Uno, due: bottiglia leggera, tappo a vite. Condivido, approvo, gradisco. Peccato che in Italia su questi due temi ci siano delle assurde, snobistiche resistenze. Quel che conta dovrebbe essere il vino, e invece...

5 commenti:

  1. Grazie Angelo e grazie Terence per queste pillole di saggezza commerciale da non sottovalutare; mi permetto però di affermare che alcune aziende hanno fatto la loro fortuna proprio grazie ad un packaging "pesante" e ridondante; spero che questi tempi siano finiti e che si possa vendere vino vero e buono vestendolo in modo sobrio e con il minore impatto ambientale possibile.

    RispondiElimina
  2. Lo speriamo tutti, Carlo. Una bella etichetta, questa sì, accompagna un buon vino. La bottiglia che fai fatica a sollevarla, quella non serve.

    RispondiElimina
  3. sono pienamente d' accordo con voi tre...
    un caro saluto
    susy

    RispondiElimina
  4. L'Italia dei grandi vini riesce ad guardarsi attorno e essere "more confidential about wine"? Come se si ci impegnasse poco -son americani- non hanno esigenze ... se mangiano centrioli con Nutella magari potrebbe anche piacerli, no?

    Scherzi apparte, mancanza di professionalità, aggiornamento professionale e audacia e non la solita lamentela sono la risuluzione dei "problemi".
    Aggiungo (by the way): Bello Mionetto che usa per alcune bottiglie di Prosecco di immediato consumo (bottiglia da 0,750 e 0,375) il fatidico tappo A CORONA, very pratico aperitivo.

    Sieghard Vaja

    RispondiElimina
  5. Questo posto l'ho appena visto. Mi fai onore, Angelo, grazie mille.

    Il mio articoletto ha suscitato una revisione a una signora che produce un ottimo ripasso e un validissimo Valpolicella Classico, che mi ha scritto pure oggi dopo aver deciso di imbottigliare anche il ripasso in bottiglia leggera e di lunghezza "normale". Applauso! Mazzi di rose! Spumante veneta!

    Cmq rigrazie e sono molto contento che mi hai citato la frase "prolix Italy." Uffa 'ste prediche lunghe...

    By the way, il nome del blog aziendale: MUDDY Boots. "Moody" lo sono, e spesso, nonostante gli antidrepressivi. Ma gli stivali sono gioiosi nel fango italiano.

    RispondiElimina