15 luglio 2011

Ma le regole del cibo-vino in America non funzionano

Angelo Peretti
Vuoi vedere che non abbiamo capito niente? Intendo, noi italiani che pensiamo che le nostre regole valgano ovunque, quando si tratta di vino. E la regola numero uno - cui credo molto, quando si parla d'Italia - è quella che il vino è fatto per il cibo, per la tavola. Nossignori, questa regola non vale niente - o vale poco - quando si va negli Stati Uniti. Parola di James Laube. Che ne parla nel suo editoriale sul numero di giugno di Wine Spectator, invitando a "buttar via i libri delle regole".
L'esordio dell'articolo è questo: "È una buona cosa che i bevitori di vino americani non siano schiavi delle regole o delle tradizioni. Intendo sia la vecchia scuola di pensiero sui posti adatti per bere, sia i 'corretti' abbinamenti fra cibo e vino". Queste regole non valgono, perché - dice Laube a proposito dell'America - "considerando come mangiamo, e senza parlare di cosa mangiamo, se bevessimo vino solo quando siamo seduti a tavola, molti di noi finirebbero a malapena un bicchiere di vino, nelle pause pranzo da un quarto d'ora di corsa". Niente da fare: vino e cibo non funzionano, negli Stati Uniti. "Il vino in America è diventata una bevanda ricreativa": scrive Laube. Perché non è possibile definire, codificare quel che si mangia generalmente in America: arrivano suggestioni da ogni angolo del mondo, e dunque il cibo riflette quello stesso "melting pot" - la "pentola ribollente" - che è tipico della società americana. E c'è un'ampia libertà mentale, in fatto di cibo. Dunque, le regole del vecchio mondo lì non valgono.
"Gli americani - dice Laube - bevono vino in ogni tipo di circostanza nella quale non ci sia il cibo. Di fatto, in ogni circostanza in cui non sia proibito bere. La gente beve vino perché gli piace il suo gusto e perché contiene alcol. Il fatto che ci si goda la maggior parte del vino al di fuori dell'esperienza dello star seduti a tavola la dice lunga sul come e sul perché siano cambiati gli stessi stili di vino. E sul perché la maggior parte della gente presti poca attenzione agli abbinamenti cibo-vino. Se la principale ragione per la quale la gente beve vino è perché gli piace il suo sapore, questo evidenzia il perché i vini di oggi siano di solito costruiti attorno alle suggestioni dei profumi e della trama. I vini che sono troppo magri (o alti d'acidità), troppo tannici o troppo alcolici non sono attraenti per un mercato così vasto come invece lo sono i vini carnosi, succosi di frutto e potenti nel corpo. Questo non vuol dire che un grasso, burroso Chardonnay sia l'ideale per un piatto di ostriche (l'Albariño lo è). Ma funziona bene lo stesso per molta gente. Vi siete mai chiesti il perché le steak house vendono così tanto Chardonnay? Quel che ieri sarebbero sembrati degli strani accostamenti tra cibo e vino spesso offrono delle piacevoli sorprese".
Insomma: niente regole, il banco è saltato. Quel che conta è il vino in sé, che deve piacere a prescindere dalla sua collocazione a tavola o fuori tavola. E quel che piace agli americani è un vino "all'americana". Gli americani bevono liberamente. bevono quel che hanno voglia di bere, e non gl'interessa se ci sia insieme del cibo e neppure - se c'è - quale cibo ci sia insieme. Chi esporta negli Stati Uniti ne dovrebbe tener conto. E magari chi va ad investirci dovrebbe cominciare a chiedersi se valga la pena pagare cene e cuochi per promuovere il vino negli States: forse servono ben altri codici di comunicazione. Senza forse.
"Se un vino ha un buon gusto, il vino va bene. Tutto il resto viene dopo" dice James Laube, sintetizzando l'opinione dei bevitori a stelle e strisce. Ecco: teniamolo in mente.

4 commenti:

  1. Il pubblico americano è talmente vasto... C'è comunque una parte se pur ridotta di loro che invece si interessa molto all'abbinamento cibo vino. Ho partecipato a eventi in alcuni ristoranti organizzati con una professionalità che noi non conosciamo se non ad alti livelli di ristorazione, così come mi è capitata una wine tasting in wine store dove il tema cibo vino non viene neppure sfiorato. Si discuteva piuttosto se bere prima la vodka o il Prosecco

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  2. Grazie della testimonianza, Cinzia. Però il problema è che il "vero" mercato americano del vino non è quello della parte ridotta di wine lovers cui facevi riferimento in apertura, bensì quello del pubblico che si sta progressicaamente avvicinando al vino considerandolo una bevanda alcolica come qualunque altra (per cui ci sta la domanda vodka o Prosecco).

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  3. Ancora una volta c'e' da apprezzare lo stile franco degli americani, che guardano all'essenza delle cose e sopratutto ai fatti. Mi pare che non ci sia un giudizio di merito di Laube, ma piuttosto una constatazione: se vuoi vendere in questo mercato - tanto vino, aggiungo io - questi sono i fatti. Ignorarli e' da stolti, e non contribuira a cambiarli. D'altra parte e' anche vero che, accanto una maggioranza di statunitensi che ha delle abitudini piu' "disinvolte" rispetto al vino di noialtri, esiste una solida e crescente maggioranza di persone che vogliono imparare ad apprezzare i diversi vini, e il modo migliore per trarne godimento. Io credo che il discorso da fare loro sia quello di dire, se vuoi gustare al meglio i vini italiani, fallo con il cibo. Che poi gli abbinamenti debbano per forza essere quelli scolastici, per dir la verita' non ci credo neanche io. Un due stelle michelin che conosco, con una delle cantine piu' importanti d'Italia, usava dire "il buono va col buono", e secondo me ha ragione.

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  4. @Gianpaolo. Anche se ho scritto un paio di libretti sull'abbinamento cibo-vino, sono assolutamente d'accordo con lo chef: il buono va col buoo, e basta, senza pensare a tante regole.

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