16 luglio 2011

Mi piacciono i vini affilati

Angelo Peretti
Mi piacciono i vini affilati. Ecco, sì, dritti come una rasoiata. Tesi come un colpo di fucile sparato fra le montagne, con l’eco che ti riporta il tuono e lo rinnova una, due, dieci volte, e poi è silenzio, ma ancora la testa rintrona. Mi piacciono i vini che nulla concedono alla ruffianeria, e se c’è dolcezza, allora è compensata dalla freschezza, magari umorale, perfino a tratti collerica. Mi piace la semplicità minimalista, che è però semplice solo nella distrazione, e invece chiede ed anzi pretende concentrazione e condivisione e passione per coglierne le sfumature, le dieci, cento vibrazioni in minimo ma costante cambiamento, come spesso accade per la vita, per la quotidianità che non è mai uguale, anche se sembra tale. Mi piacciono i vini che hanno lunghezza, ma che prendono una strada rettilinea e vanno avanti su quella dall’inizio alla fine del viaggio, senza tentennamenti, senza indecisioni, senza soste, senza deviazioni, senza tortuosità, solo cambiando a tratti, talora quasi impercettibilmente, la velocità, il ritmo, il movimento. Mi piacciono i vini dinamici, mai fermi, mai sazi, indomabili. Mi piacciono i vini nervosi, che rifuggono la malia dell’autocompiacimento, la vanità dell’ostentazione. Mi piacciono i vini che vibrano nel palato come un diapason che risuona con i miei pensieri, e che mi sollecitano la rapidità della riflessione e talora della decisione, bene prezioso per me, eternamente indeciso. Mi piacciono e me li godo, checché ne pensi la gente.

4 commenti:

  1. anche a me piacciono i vini schietti e tesi, come dovrebbero forse uscire naturalmente.
    L'articolo precedente però, quello sui gusti americani, rema contro i vini vibranti.
    Ogni azienda deve fare una scelta, fare il vino per bilancio aziendale facilmente, fare il vino schietto cercando di fare bilancio piazzandolo sulla nicchia di bevitori di vini schietti, oppure fare il vino schietto e berselo tutto.

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  2. Ogni azienda "vera" deve fare la sua scelta. La sua, non quella degli altri. Altrimenti si è, in qualche modo, terzisti. Ma questo è un problema delle aziende. Io compro e bevo i vini affilati. Per esempio, i Riesling tedeschi. Che non mi pare non piacciano agli americani.

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  3. Il vino è un po' come le donne. Esistono le more e le bionde ma quando una donna è bella poco importa che sia mora o bionda. Sono le sfumature di tale bellezza ad essere soggettive e a farne preferire l'una anzichè l'altra. Ecco perchè anche il giudizio su un vino non potrà mai essere assoluto.
    E' difficile infatti apprezzare una bella donna che però non ci fa impazzire solo perchè un amico ha detto che è molto bella.
    Franco Visconti

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  4. è la descrizione del vino che hai ormai bisogno di fare tu,
    e vorrei vedere realizzato il tuo sogno

    ambra

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