19 ottobre 2008

Finti ecologismi alberghieri

Angelo Peretti
Ma sì, ogni tanto uno sfogo penso anche di potermelo permettere. Anche per qualche sciocchezzuola. E allora eccomi qua a parlar d’alberghi, stavolta, mica solo di wine & food. Ma il soggiornare è parte integrante del girare terre e territori in cerca di cibi e vini buoni e di gente che quelle piacevolezze le produce. E a volte la fascinazione è l’albergo che te la fa cadere. Così come altre volte, l’ammetto, è proprio la stanza che ti dona valore aggiunto.
Ci sarebbe molto, proprio molto da dire sul sistema di clasificazione degli hotel, ché non sai mai a fronte d’un quattro stelle cosa ti troverai: può essere una stanza accoglientissima, può essere un buco dalla moquette lercia, chiazzata di chissà cosa e chissà come. Ma a parte questo, che m’irrita da tempo è quel foglietto che ti ritrovi sempre più spesso nel bagno.
Ormai ne son quasi ossessionato (e tu guarda da cosa si fa ossessionare, quest’uomo). Parlo del cartoncino dove sta scritto, in italiano e inglese e tedesco e francese e adesso – segno dei nuovi ricchi – magari anche in russo (ma quello mica lo so leggere), una frase che ti dice che il lavaggio degli asciugamani è un fattore inquinante delle acque, dei fiumi e dei mari, e che se vuoi contribuire a salvare la natura, allora la salvietta invece che buttarla in terra, la riappendi, e così il personale di servizio sa che non la deve cambiare.
Insomma: ti tieni il tuo aciugamano usato e puoi andartene in giro fiero perché hai dato il tuo contributo alla salvaguardia del mondo. Con spirito ecologista, che fa anche tendenza.
Detto così, può avere un senso.
Ma se poi ci pensi, ti viene un dubbio, che prende a roderti dentro. Questo: non è che è solo una furbata dell’albergatore?
Spiego.
Vero: se non mi faccio cambiar gl’asciugamani, non è necessario lavarli, e dunque un piccolo aiuto a salvare le acque dall’inquinamento da detersivi l’ho dato. E se i milioni di viaggiatori che affollano gli hotel facessero lo stesso, sai che beneficio?
Epperò c’è qualcosa che non fila. Gli è che l’albergatore il lavaggio lo paga (e forse anche, talvolta, il noleggio della biancheria). E se io non chiedo di cambiar l’asciugamano, lui non sborsa quattrini. Ma il servizio me lo fa pagare lo stesso.
La faccenda non quadra.
Intendo: se io salvo il mondo asciugandomi anche il giorno dopo nello stesso drappo, lui, il gestore, il tenutario, mica ha speso per il cambio, ma nello stesso tempo mica mi fa lo sconto sul prezzo dell’albergo.
Domando: dove sono andati a finire quei (miei) soldini? La risposta è ovvia: fra gli introiti dell’albergatore.
E qui m’incavolo. Cos’è, lo devo salvare solo io il mondo? E lui, l’albergatore, non ci mette niente?
Mi appenda anche un altro cartello, la prossima volta, nel bagno, e mi dica che, grazie all’impegno degli ospiti, l’anno passato si son lavati tot asciugamani in meno del necessario e che dunque si son risparmiati tot euro di lavaggi e quei tot euro l’hotel li ha versati a questa o quell’altra associazione che s’occupa d’ambiente. O ci ha piantuimato un bosco. O ci ha creato un angolo di parco pubblico. O insomma li ha adoperati davvero per fare un po’ più verde e salubre ‘sto pianeta.
Mi dica, con trasparenza, dove son finiti i miei quattrini, quelli che gli ho pagato saldando il conto alla reception, ma che non gli dovevo perché non gli ho fatto spendere per il cambio degli asciugamani. E allora tornerò volentieri. E volentieri lì mi riasciugherò nella tela usata.
Son piccole cose, si sa, e forse neanche serviva scriverci su. Però di trasparenza c’è bisogno, nel lavoro dell’ospitalità. E magari si può cominciare da qui, che è piccola cosa.
Inutile parlare di servizio, d’accoglienza, di stile, quando non si dà il primo esempio.
E scusate lo sfogo.

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