8 febbraio 2009

Dell'Amarone e delle anteprime: e se occorresse un metodo nuovo d'assaggio?

Angelo Peretti
Ma le anteprime servono o no? Quelle del vino, intendo.
Se n'è parlato qui e là in questi giorni sul web. Dopo l'anteprima dell'Amarone 2005. E già questo direbbe che le anteprime servono: se n'è discorso, e dunque l'obiettivo è raggiunto, dal punto di vista della comunicazione. Ma non basta.
C'è chi dice che no, non servono. La pensa così, mi par di capire, Roberto Giuliani, sul blog Esalazioni etiliche. O quanto meno solleva dubbi. "Sono molti - scrive - ad ammettere che le anteprime dove si presentano anche 80 vini in una sola giornata, molti dei quali ancora in fase 'tormentata', chi appena imbottigliato, chi addirittura sottratto alla sua maturazione in botte, chi turbato dal viaggio, chi per ragioni inspiegabili puzzolente come un cavallo morto, solo la dimostrazione lampante di un sistema che è sospinto con forza dalla pressione commerciale, dimentico del fatto che il vino è cosa viva, non è una saponetta o una confezione di piselli novelli".
Io dico che l'anteprime servono. Che sono una buona maniera per farsi l'idea di un'annata. Non già del singolo vino, forse, ma dell'annata proprio sì. Sarebbe quasi impossibile altrimenti. Come fai sennò a passare in lungo e in largo decine d'aziende quasi in contemporanea per cercar di capire com'è andata?
Certo, ha ragione Giuliani, il vino è cosa viva. Per quel che attiene alla singola bottiglia, occorre rispettarne il divenire. E un giudizio comunque vale per quel che vale: una valutazione soggettiva in quel preciso momento. Nulla di più. O forse poco di più: non mi faccio illusioni. Se lo ricordi chi scrive. Se lo ricordi chi legge (e si faccia un parere per conto suo).
Per aiutare però nella valutazione credo potrebb'essere utile rivedere la maniera di far degustare i vini. N'ho già accennato intervenendo nel dibattito aperto sul social network Terroir Amarone. Proprio a proposito dell'anteprima amaronista.
Dicevo: "Sarò in controtendenza, ma condivido assolutamente l'esigenze di presentare un'annata. Diverso il discorso sulla degustazione, nella quale vorrei maggiore omogeneità per trarre migliori valutazioni. Vorrei cioè che nella degustazione alla cieca gli Amaroni fossero suddivisi fra: vini già in bottiglia da più di 6 mesi; vini già in bottiglia da meno di 6 mesi e da più di 3 mesi; vini già in bottiglia da meno di 3 mesi; vini ancora in vasca. Mi pare evidente che le quattro diverse situazioni evidenziate (non mi importa se invece di quattro fasce se ne facessero tre, o se si cambiassero i limiti temporali: è il concetto di diverso stadio di maturazione che mi interessa) necessitano l'applicazione di criteri di valutazione diversi".
Mi capita spesso di provare vini in vasca o anche bottiglie appena appena tappate, e da quand'ho preso quest'abitudine mi si sono cambiate le prospettive di valutazione. Se posso (e talvolta ho la fortuna di poterlo), qualche vino lo seguo nell'iter di nascita e di maturazione: assaggio i mosti, e poi riprovo in cantina a fermentazione conclusa, e poi avanti ancora più volte nella maturazione, e poi subito prima dell'imbottigliamento, e immediatamente dopo il passaggio nel vetro, e poi ancora mi porto via qualche bottiglia e riprovo a distanza di tempo. E mi son così fatto l'idea che conoscere la fase alla quale il vino è arrivato è fondamentale per meglio tarare le proprie impressioni. Vale per i vini più semplici, figurarsi per gli altri.
Ecco, credo che per le anteprime delle denominazioni più ambiziose un passo in avanti potrebbe essere questo: dividere gli assaggi (alla cieca, sempre alla cieca) per fasce, distinguendo fra quelli che han già fatto vetro a sufficienza, quelli che sono in bottiglia da meno tempo, quelli ancora in vasca (in legno, in acciaio, da assemblare, assemblati). Di una cosa son certo: mischiarli è comunque un errore. Troppe le aberrazioni (spesse volte in peggio, altre volte in meglio) del vino in vasca rispetto a quello di già in boccia. E dunque quando assaggi devi tararti per tenerne conto, ma se nessuno t'avvisa... E se tieni conto poi della fatica, della stanchezza di tastare diecine di vini, allora questa ripartizione è ancora più utile, e direi anzi necessaria. Per cercare di rendere più giustizia al produttore, certo, ma soprattutto per consentire a chi tasta di meglio comprendere. O almeno di provarci.
La cedo come (modesta) proposta al Consorzio della Valpolicella: perché non fare una prova il prossimo anno coll'anteprima dell'Amarone 2006?

10 commenti:

  1. Beh, io non posso parlare perchè non ho voluto fare la maratona d'assaggi. Ho altre idee in proposito, non credo (non ho mai creduto) alla validità di questi tour de force e soprattutto ho altre opportunità di assaggio. Per questo me ne astengo.
    Ma sottoporsi a queste maratone ("così hai un'idea dell'annata e della tipologia") e poi lamentarsene perchè sono faticose, non riesci a valutare i vini come vorresti perchè ci sono troppi campioni, ecc. ecc., come appunto ha fatto qualcuno...! non so se incavolarmi o scoppiare a ridere.
    Almeno avessero il buon senso di starsene zitti.

    Liz

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  2. sono completamente d'accordo con te e quanto scrivi è uno dei motivi per cui da tanto tempo non partecipo a questo tipo di manifestazioni. il problema non è quanti vini assaggi (ovviamente a tutto c'è un limite) ma è come li assaggi. purtroppo ci sono pochissime persone in italia in grado di organizzare degustazioni professionali (men che meno i produttori). e sì che sarebbe tanto semplice: prima di tutto la divisione dei campioni come dici tu... i vini in vasca, poi quelli appena imbottigliati e infine quelli già "fatti ecc ecc...
    alessandro masnaghetti

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  3. Pensando ad anteprimme si o no e soprattutto come, mi vengono in mente quelle persone che vanno in discoteca e poi si lamentano perchè la musica è troppo forte. Sappiamo perfettamente che durante queste manifestazioni ti propongono (non ti obbligano..) l'assaggio di molti vini, quasi sempre non pronti, appena imbottigliati e quindi rincretiniti o addirittura spillati da botti o barrique. Come chi va in discoteca e poi si lamenta perchè non riesce a parlare, così, sapendo perfettamente a cosa si va incontro, è inutile lamentarsi di un'anteprima. Questo non vuol dire che non si possa migliorare: il discorso di sapere quanti vini sono imbottigliati e da quanto è basilare, ma rimane sempre lo scoglio dei molti campioni in assaggio. Qui, se il degustatore conosce il proprio mestiere e parte da casa con idee precise, non ci sono problemi. Se invece ti presenti, come dicono dalle mie parti, "a ciuco sciolto" allora è molto probabile che il tutto si sembri esagerato ed inutile. Però la colpa non è di chi organizza (fermo restando quanto sopra) ma di chi si presenta senza idee chiare ben sapendo cosa l'aspetta.

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  4. Sono assolutamente d'accordo con voi. Le anteprime sono utili: non solo, com'è ovvio, per farsi un'idea generale e magari anche particolare, se come dice Carlo si va "preparati", senza l'ansia di assaggiare tutto e valutare tutto nel dettaglio, ma soprattutto perchè il confronto de visu con colleghi, produttori e addetti ai lavori è un'occasione eccellente, giornalisticamente (sottolineo) parlando, per scambiare e raccogliere idee, pareri, informazioni, opinioni, sensazioni.
    La querelle Anteprime sì/anteprime no mi pare vecchia e mal posta. Si tratta di occasioni che occorre saper utilizzare per quello che sono, ma se non ci fossero sarebbe peggio.
    Volutamente non mi addentro invece nel problema parallelo, a lungo sviscerato altrove anche dal sottoscritto, delle presenze e degli inviti alle anteprime, visto che la qualità/quantità dei partecipanti incidono parecchio sull'organizzazione, i costi, la fruibilità, etc etc delle medesime.
    Saluti a tutti,

    Stefano Tesi

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  5. Che dire: siamo tutti d'accordo? E allora il caro Emilio Fasoletti, direttorone storico del Consorzio valpolicellese, che dice che andrà in pensione ma io spero resti invece saldo al suo posto, s'annodi il fazzoletto, cosicché rammenti e il prossimo anno gli amaronisti da lui guidati diano il buon esempio, cominciando loro a far quanto sarebbe ovvio fare: divider le bottiglie per stadio di maturazione.

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  6. A quattro anni dalla vendemmia ci sono ancora bottiglie in diversi stadi di maturazione?! Dopo questo lasso di tempo i vini dovrebbero essere in bottiglia da un bel pezzo: è una anteprima, non una "en primeur". Quelle si fanno a Bordeaux l'Aprile successivo la vendemmia. Per niente siamo a Verona...
    Saluti a tutti,
    Alvaro Pavan

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  7. @ Alvaro. Direi proprio di no: parecchi Amaroni, per le loro caratteristiche, sono ben lungi dall'esser pronti per la bottiglia. Sicuramente non lo sono molte selezioni e "riserve", che stanno ancora nel legno (vorrei ricordare che certi Amaroni "storici" - leggi Bertani o Quintarelli - vanno in commercio anche dopo cinque o dieci anni), ma neanche fra i base tutti sono già nel vetro, e credo sia del tutto corretto. Mi permetto, e non per polemica, d'osservare poi che non siamo a "dopo quattro anni": uno in meno, ché le uve appassite del 2005 le hanno pigiate a inizio del 2006. Ergo: è normalissimo che ci siano a questa fase dell'anno Amaroni a ben diversi stadi di maturazione.

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  8. Angelo, nessuna polemica, figuùrati. Solo che, dal momento che l'obbligo all'invecchiamento è di due anni a partire dal 1° dicembre dell'anno di vendemmia, mi sembra che molti, se non tutti, stan perdendo la testa con passaggi in legno fuor d'ogni logica. Parere personale. Quintarelli difatti non va alle anteprime. Insomma, sempre a titolo personale, se anteprima vuole essere, vorrei fosse a vino finito.
    Saluti,
    Alvaro Pavan

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  9. D'accordo con te: molti vini escono parecchio giovani (troppo). Lo capisco, perché ormai in tanti fanno due versione di Amarone: il "base" e la "riserva" (chiamiamoli così). Il primo è spesso destinato ad uscire prestissimo, l'altro attende di più. La domanda allora potrebbe essere questa: è davvero opportuno presentare in Anteprima il "base", che in vari casi rappresenta la versione più "commerciale" (se mi è concesso il termine, che per me non è affatto riduttivo) della loro produzione?

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  10. @ Angelo, sottoscrivo: suddividere i campioni per stadio di maturazione; inoltre perchè non far slittare l'Anteprima Amarone di un anno, se ( a quanto pare) il disciplinare obbligherà a un anno in più di riposo prima della messa in commercio?
    M.Grazia

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