18 febbraio 2009

Il Fice, il Toni e il piccolo prezzo: le conferme che vengono dal Soave

Angelo Peretti
Mi si dice, da parte d'un conoscente che è stato là a prender vino, che quei Tessari da Monteforte d'Alpone che si son dati, come azienda, il nome de I Stefanini, tengano in vista un intervento ch'ebbi a scrivere su InternetGourmet nel dicembre del 2006, preso com'ero dalla singolarità e dalla bellezza dei loro due cru del Monte Tenda. L'uno dei vini è il Soave Monte de Toni, l'altro il Soave Superiore Monte di Fice, Classici entrambi.
Se sia verità o leggenda, quella della stampata dal mio web magazine, non lo so e poco me ne importa. Quel che conta invece è che quei due bianchi soavesi continuano ad essere fra le cose "nuove" più interessanti in assoluto della zona.
Torno a scriverne ora perché ho avuto modo d'assaggiarne, l'una in fila all'altra, alla mia tavola, le due etichette dell'annata del 2006. E ci ho trovato polpa e beva e personalità, in entrambi. E finezza aumentata. E insomma un gotto tira l'altro, con bottiglie del genere. Con appagamento.
Il Fice e il Toni, spiegavo due anni e mezzo fa, sono i nomignoli dei lavoranti che coltivavano quei pezzi di vigna. Distanti fra di loro non molto, gli appezzamenti, l'uno un po' più in alto dell'altro lungo il fianco del monte, eppure diversi per quel che alla garganega, l'uva soavista per definizione, qui coltivata a pergoletta, riescono ad elargire in termini di carattere.
Fatti tutt'e due in acciaio, i vini, stan sulle fecce a lungo, per cavar fuori tutto lo spirito della zona Classica, classicamente vulcanici e fruttatissimi come sono.
Ha, il Monte de Toni del 2006, bel frutto maturissimo e gran vena speziata e una mineralità a tutto tondo e una freschezza di mezzo che appare quasi salina e un finale che raspa sulla lingua, quasi che sia tannico, e fa venir fuori di nuovo la frutta della garganega soavista.
Ha, il Monte di Fice del 2006, freschezza che mi par d'avvertire ancora maggiore, e al frutto stramaturo aggiunge vene più floreali, direi, ma anche di fiore essiccato, e note che vorrei dire mandorlate, e ancora vene di mineralità e freschezza salina e bel finale lungo e asciutto, pure sul frutto di nuovo.
Confermo: due gran bei bianchi. Per niente ruffiani. Ed anzi a tratti scontrosi. Ma invitanti, succosi, umorali. Da appassionati.
Per entrambi, la vita che han davanti è ancora lunga. E son bottiglie di prezzo piccolo: approfittatene.

2 commenti:

  1. Angelo, mi ha segnalato questo post l'amico di Verona, Alex Messeberger, quindi sono tardi a ringraziarti. Forse sai che la mia piccola azienda importatrice, Domenico Selections, importa i Soave dei Tessari, dove nonostante le crisi i vini I Stefanini cominciano a trovare degli appassionati e (grazie ai prezzi giustissimi) vendite, cosa non facile in questo momento. Questi bei vini sono tanto convincenti che possono cambiare per sempre la sottostima del Soave almeno in USA. Deliziosi, da bere tutti i giorni.

    Come importatore amo tutti i miei figli enoici...ma alcuni di piu'...

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  2. Per quel che riguarda le parole del suo conoscente: confermo. Il plauso perchè continua ad apprezzare il lavoro dei Stefanini in toto e spttoscrivo appieno il suo commento e mi permetto di suggerire, quando ne avrà la possibilità, di continuare con le annate 2007 e con il base 2008. Buon lavoro Marco Simonetti

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