27 febbraio 2009

L'aperitivo, le mani, i batteri: ossia di certa hotellerie italiana a quattro stelle

Angelo Peretti
Oh, accidenti, mi sa che se vado avanti così, a continuare a lamentarmi, non mi ci fanno mica più entrare negli alberghi. Epperò dicono che siamo un paese che vive di turismo, e i turisti spesse volte dormono in hotel, e insomma dovrebbero esser questi i biglietti da visita dell'italica ospitalità. Ma se tanto mi dà tanto, c'è di che preoccuparsi della nostra maniera d'essere ospitali.
Oddìo, mica si può generalizzare. E d'alberghi dove ci si sta gran bene ce ne sono. Ma io che in hotel ci dormo spesso perché sono in giro per lavoro, be', non posso dire di trovare una media eccelsa, parlando di tre-quattro stelle a prezzi ancora abbordabili (diciamo sui 100-120 euro a notte suppergiù, che in ogni caso non mi pare mica così poco).
Accoglienze così così. Saluti formali e sbiascicati. Persone trattate come numeri ("Prova a vedere quelli della 316 cosa vogliono...": ti identificano con la stanza, altroché). Pulizia discutibile. Bagni-bugigattolo che puzzettano di muffa. Moquette puzzolenti dalle chiazze inquietanti. Tappezzerie strappate. Acqua che viene e non viene. Servizi web da terzo mondo, ammesso che nel terzo mondo non siano più avanti. Colazioni mattutine da dimenticare. E la professionalità, quella è troppo spesso calpestata.
I primi tre giorni di questa settimana, per esempio, li ho passati a congresso in un albergo neanche tanto lontano da casa mia. Un quattro stelle, che non sarà da divi del cinema, ma neppure da famigliola metalmeccanica in ferie agostane. Avevo un appartamentino, e tutto sommato mi è andata bene: da me mancavano solo il tappetino nella doccia e due lampadine in altrettante lampade, e la prima mattina, quando ho tentato di far la doccia, un filo d'acqua veniva, e pazienza se era solo o gelida o incandescente. Ad altri è andata peggio.
Ma la cosa più "simpatica" è successa la seconda sera, quand'ho offerto un aperitivo a certi amici al bar dell'albergo. Abbiamo preso un analcolico. Di quelli in bottiglietta, mica chissà che cosa. La preparazione è andata in questa maniera: bottiglietta stappata e versata nel bicchiere, fettina di arancia presa con le mani da un secchiello e infilata nel bicchiere (il ghiaccio non ho visto come fosse stato recuperato). Tra me e me tiro un'imprecazione: con le mani ha preso la fettina d'arancia! Pago: ovvio che prende i soldi con le mani. E poi passa a preparare un altro apero per altri infelici. I miei quattro ospiti credo non se ne siano accorti, e si son bevuti il loro beverone. Io non potevo esser da meno, e l'ho mandato giù. Pregando che la sorte fosse generosa, e che le mani della signora al bar fossero meno sporche di quanto potessi pensare, e che i batteri non avessero insomma voglia d'esser feroci. E confidando nel potere antisettico dell'anidride carbonica: magari se l'aperitivo lo prendevo alcolico, l'alcol aiutava di più a pulire.
Ma dico: se questo è il bar di un quattro stelle...

4 commenti:

  1. Caro Peretti, la ringrazio per aver affrontato questo argomento che ritengo di basilare importanza per lo sviluppo delle risorse turistiche in Italia. Ma siamo sicuri che la colpa sia solo degli albergatori? Io vivo al confine della Svizzera e per lavoro o turismo mi capita spesso di confrontare come si è mediamente trattati oltre frontiera (serviti magari da personale di origine itaiana) e qui da noi. Io credo che una parte di colpa sai da attribuirsi alla scarsa educazione del cliente italiano che non reclama difronte a trattamenti, per così dire, poco professionali. Infatti, lei ci racconta, che i suoi ospiti manco si sono accorti ecc. ecc. Anzi, in alcuni casi mi è capitato di vedere degli avventori che si lamentavano per certi eccessivi formalismi. In questa stagione, le è mai capitato di andar per baite nella neve, sa, quelle frequentate dai VIP? Lascio a lei e ai suoi lettori immaginare quello che può succedere.
    Secondo me, ripeto, occorre un po' più di educazione da parte dell'italiano, vedrà che, poi, anche: l'albergatore, il barista, il ristoratore, si adegueranno a essere più attenti nel servizio.
    Alessandro

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  2. Sono perfettamente d'accordo.
    Occorrerebbe che i clienti facessero... i clienti, facendo presenti le manchevolezze, le disfunzioni. In fondo, l'albergatore (o il ristoratore) intelligente potrebbe avvalersene per migliorare il servizio, e a volte basterebbe davvero poco.
    Stessa cosa accade al ristorante. Capita a volte che ci sia chi al tavolo si lamenta della cottura, della temperatura di servizio, delle materie prime e via discorrendo. Poi passa il cameriere, chiede "Tutto bene?" e la risposta che arriva è inequivocabilmente "Sì". Personalmente, se qualcosa non va lo dico. Visto che pago, pretendo di ricevere un servizio adeguato.
    Ovviamente, ho fatto così anche in quell'albergo di quell'aperitivo, dopo che i miei ospiti se n'erano andati. Figurarsi se stavo zitto.

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  3. al questo punto scusate tanto io avrei chiesto lo sconto del 50% altrimenti denuncia a chi di competenza e sollecitare visita igienico sanitaria del locale e mani del personale.
    perchè l'angoscia di ammalarsi dove la mettiamo?
    tutto a un prezzo!
    erre elle erre

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  4. Sono d'accordo anche in questo caso.
    Lo sconto si deve domandare semplicemente perché il servizio non è stato conforme a quel che hai chiesto. L'acquisto di un aperitivo, di fatto, configura un contratto: se il venditore non rispetta il contratto (per esempio effettuando un cattivo servizio), decade la pattuizione sul prezzo.
    E poi pensiamo a quando un negozio ha qualche articolo difettoso: non lo vende di sicuro a prezzo pieno. Dunque, la regola deve valere anche per ristoranti, alberghi, bar: se il prodotto non è adeguato, il prezzo deve calare, e il cliente ha il diritto di chiederlo.

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