25 marzo 2009

Dell'aristocrazia del nebbiolo: il Faset e il Monvigliero del Castello di Verduno

Angelo Peretti
Non sono, ahimè, esperto di vini di Langa. Eppure ne sono innamorato. Amore fugace, mai approfondito. Chissà: un giorno, magari...
Ma quand'hai nel bicchiere un nebbiolo che non tradisca sé stesso e la sua terra, be', hai "il" vino.
L'anno passato ero, di questi tempi, in Langa, e ho tentato la sorte di suonare al cancello del Castello di Verduno per veder di comprar qualche bottiglia d'antan. Avevo, del resto, ottima raccomandazione per il padrone di casa, Franco Bianco, ché a consigliarmi d'andare era stata la consorte Gabriella Burlotto, dalla quale avevo mangiato gran bene, al vicino agriturismo Cà del Re.
Ora, è da sapere che il Castello di Verduno è stato castello per davvero. Nel 1838 l'acquistò re Carlo Alberto. La direzione della tenuta e della cantina venne affidata al generale Carlo Staglieno, celebre enologo del tempo. Che vi sperimentò la vinificazione dell'uve di nebbiolo con quello stile ch'era suggerito da Giulia Falletti Colbert. Insomma: i primi vagiti del Barolo odierno.
Poi nel palazzo abitò Oddone, figlio di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide. E nel 1909 la proprietà passò di mano: l'acquisì da Casa Savoia la famiglia Burlotto. Col '53 parte del castello venne adibita ad albergo. Ma si continuò, nelle antiche cantine, a farci vino.
Fin qui l'excursus storico. Ora debbo dire com'è andata al mio suonar di campanello. E dico che la sorte m'è stata favorevole, e padron Franco m'ha lasciato portar via una doppia mini verticale: il '96, il '97, il '98 e il '99 sia del Barbaresco della vigna Faset, sia del Barolo della vigna Monvigliero.
Sul sito dell'azienda leggo che la vigna aziendale del Faset, nel comune di Barbaresco, è di 0,97 ettari: esposizione est-sud-est, terreni bianchi con venature sabbiose accanto ad altri di tipo calcareo marnoso. Il vino che ne vien fuori lo definiscono, loro, "affascinante ma scontroso".
La collina del Monvigliero, a duecentottanta metri d'altitudine, è esposta a mezzodì: marne bianche. La proprietà è d'appena 0,30 ettari, reimpiantati nel 1969. Al Castello dicono che è Barolo "che si distingue per la delicata finezza dei profumi e per un’eleganza da apprezzare nel tempo".
Finita la lunga premessa, eccomi agli otto vini, che ho stappato in compagnia. Ed è stata gran serata.
Qui di sotto i miei appunti. Assegno un punteggio centesimale, e sembra un'eresia, ché vini così non si dovrebbero "votare". ma è per capir l'ordine del gradimento, tutto qui.
Prima i Barbaresco, poi i Barolo.
Barbaresco Faset 1996 Castello di Verduno
All'olfatto si concede con ritrosia, ma n'avverti con immediatezza l'eleganza. Aristocraticamente nebbiolo. Trovi sottilissime vene balsamiche di mentuccia. E resta fine e seducente alla distanza nel bicchiere. In bocca è da subito insieme fresco e tannico. Ed ha frutto lunghissimo, interminabilmente succoso. Esce di poi la liquirizia, ad arricchir l'assieme.
88/100 - Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Barbaresco Faset 1997 Castello di Verduno
Il naso è più austero del '96. Su toni che direi terrosi. Di terra rossa. E pellame. Tracce di tamarindo. E poi, alla lunga, il cioccolato al latte. In bocca è immediatamente rotondo, su toni invitanti di piccol frutto e di viola. C'è bella freschezza. Ed è morbido nel tannino e nel frutto. Succoso e invitante. Amarena, ciliegia cotta come facevan le nonne, con le spezie. Bastoncino di liquirizia. Origano. E bella lunghezza.
89/100 - tre lieti faccini :-) :-) :-)
Barbaresco Faset 1998 Castello di Verduno
Oh, caspita! Ch'eleganza di profumi che hai di colpo, appena messo nel bicchiere. Affascinante: piccolo frutto nero maturo (mora, in particolare), spezia fine, pellame, terra, pepe, canfora, mentuccia, maggiorana, liquirizia, china calissaia in un succedersi interminabile. E anche la bocca è da subito ammaliante. E c'è di nuovo il frutto maturissimo. Perfino l'amarena, la prugna. Ed erbe aromatiche: origano. Strepitosa morbidezza di frutto e di tannino. Che buono!
94/100 - Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Barbaresco Faset 1999 Castello di Verduno
Il meno convincente, il più chiuso, riottoso. Che si disvela piano piano. Al naso c'è un che di bruciato, di mineraleggiante. Coprendo un frutto che fatica a farsi largo, con lentezza estenuante. In bocca è asciutto, teso, austero. Da subito è ginepro. Poi ecco tracce di cioccolato di Modica, sabbioso. Forse da aspettare ancora: vino che chiede pazienza.
83/100 - Due lieti faccini :-) :-)
Barolo Monvigliero 1996 Castello di Verduno
Appena versato nel bicchiere, ecco espandersi note di canfora e anice e macchia mediterranea e origano. E poi tracce di liquirizia e mentuccia appena accennata. E fruttino nero. In bocca t'appare asciutto, tannico, eppure denso di frutto. Tanto frutto. Lunghissimo. Incantevole. E di poi col fruttino s'intersecano sentori officinali, d'erbe alpestri. E alla lunga vien fuori il cioccolato al latte. Piacevolissimo. Perfino goloso.
91/100 - Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Barolo Monvigliero 1997 Castello di Verduno
Al naso è austero, e s'apre con gradualità. Dapprima cuoio e liquirizia. E crème brulée. Di poi, il cacao, il caffè. In bocca è elegante. Un mix di frutto e di freschezza. Il tannino s'integra alla grande. Vino che ha personalità e possanza. E ha lunghezza. E bella presenza officinale. E tanto anice, quando di poi evolve nel calice.
89/100 - Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Barolo Monvigliero 1998 - Castello di Verduno
Signori, giù il cappello: che gran vino! Da subito, appena nel bicchiere, ha gran bouquet. E continua in progressione ad aprirsi verso nuovi orizzonti olfattivi. Complesso. Un fruttato giovanile e intrigante. Aristocratiche vene terziarie di cuoio e pellame. Rose appassite. Liquirizia. Erbe officinali e mediterranee. Tracce di iodio. Profondità incredibile. La bocca è subito avvolgente, vellutata, setosa. Tannino e freschezza in perfetto connubio. Gran polpa. Persistenza da vertigine. Nessuna concessione alla leziosità in quella dolcezza di frutto che sfodera. Liquirizia a profusione. Cacao. Fruttini sotto spirito. E vai!
95/100 - Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Barolo Monvigliero 1999 Castello di Verduno
Al naso fin da subito c'è canfora e cuoio. E vena d'eucalipto. S'apre pian pianino verso il frutto e la spezia, sull'origano e sul cacao. Bocca gradevolissima e fresca. Tannino in equilibrio. Anche al palato gli ci vuol tempo ad aprirsi, a farsi avanti col frutto. Mi vien da pensare l'ultima nota che ho scritto del Barbaresco di pari annata: occorre aspettarlo pazienti.
86/100 - Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

5 commenti:

  1. vai a Verduno e non parli del Pelaverga????
    Max PJ

    RispondiElimina
  2. Il Pelaverga l'abbiamo bevuto come aperitivo. Non poteva mancare.

    RispondiElimina
  3. se vuoi approfondire la conoscenza degli ottimi vini del Castello di Verduno ed in particolare del Barbaresco Rabajà potresti salire a Sondrio, il prossimo 22 aprile, per questa verticale, che segnalo anche all'attenzione dei tuoi lettori:
    http://vinoalvino.org/blog/2009/03/verticale-di-barbaresco-rabaja-castello-di-verduno.html
    cordialità
    Franco

    RispondiElimina
  4. Sondrio non è esattamente dietro l'angolo di casa, ma...

    RispondiElimina