12 giugno 2011

Abbiamo sorpassato la Francia e me ne preoccupo

Angelo Peretti
E così nel 2010 abbiamo fatto più vino dei francesi. Noi 49,6 milioni di ettolitri, loro "solo" 46,2. Così li abbiamo sorpassati: tié!
Il proclama è uscito sui media nazionale. Sul sito del Corriere della Sera leggo che è un "sorpasso storico". Sul sito di Repubblica vedo che siamo diventati il numero uno "sfilando il primato finora detenuto dalla Francia".
Però non riesco a essere così contento della notizia, perché, a pensarci, tutta quella roba lì che abbiamo messo in cantina adesso bisognerebbe anche venderla, e non mi risulta che ovunque in Italia siano rose e fiori e che le cantine siano vuote. Anzi.
Produrre tanto mica sempre è positivo. Perché poi o ti resta lì il vino o sei costretto a svendere. E a volte sono vere tutte e due: svendi, ma nonostante questo ti resta lì il vino, e sono guai. E in certe parti d'Italia, infatti, sono guai. Lo erano prima, potrebbero esserlo di più ora. Spero di no, ma non mi sento ottimista.
Dice il Corriere, riferendosi al "sorpasso", che "il risultato è il frutto di una sostanziale stabilità della produzione in Italia e di un calo in Francia". Domando: non è che i franzosi invece siano stati più furbetti di noi, e per sostenere il prezzo dei loro vini abbiano prodotto di meno apposta? Il dubbio magari mi viene. E se fosse vero, non sarebbe stato male che ci avessimo pensato anche noi. Con la crisi che c'è, magari è meglio togliere il piede dall'acceleratore e lasciarsi sorpassare. Che le rogne se le cucchino gli altri. Ma mi auguro di avere torto.

11 commenti:

  1. E' una vecchia storia, in cui due ignoranze (o malizie) si saldano: da un lato la solita enfasi della Coldiretti nel gonfiare notizie che non sono tali (non chiedermi il perchè di certi autogol, ma di sicuro non sono involontari: fanno parte di una strategia di comunicazione diretta ad avere visibilità con qualunque mezzo, sciocchezze comprese), da un altro la non minore e forse perfino più grave dabbenaggine dei giornalisti che la bevono e la rilanciano: se chi nei quotidiani o nei tg non dico capisse minimamente di vino, ma di agricoltura, di economia o comunque avesse solo buon senso, intuirebbe da solo che il presunto "sorpasso" quantitativo dell'Italia sulla Francia non è nè nuovo nè benvenuto. Ma se, appunto, all'ignoranza singola ci si può opporre, contrastare quella doppia è dura e i risultati li abbiamo sotto gli occhi.
    Ciao Stefano.

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  2. le esportazioni di vino italiano sono in crescita, ma il prezzo medio per litro in calo. Non è una bella cosa quando si riducono i margini.

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  3. Vero, non è una bella cosa. Si finisce per lavorare in perdita: a beneficio di chi?

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  4. concordo con Stefano Tesi, sulla sgiagurata Coldiretti che sempre di piu assomiglia ad agenzia di comunicazione stile minculpop, e sui giornali. Per es. accanto al dato riportato sul Corriere, che stampa un flamboiante +146% di esportazioni in Cina, ci poteva stare anche la quota di mercato dei vini italiani in quel paese, 7,7% e quella dei francesi, 46%.
    Il rischio naturalmente e' quello che il sentimento nazionalista italiano, che di solito si manifesta solo sul pallone e sul cibo, tenda a livellare ogni discussione seria su un business con molte luci e molte piu' ombre, come quello del vino, che ha bisogno di parlarsi con franchezza e trasparenza, non con sfanfaramenti inutili. Ma c'e' ancora qualcuno che in questo paese ha interesse a ragionare? Perche io non ne trovo traccia nelle "elites", puah!

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  5. Per quanto riguarda il giornalismo, tranquilli (per modo di dire...) è così in tutti i campi, io da parte mia lo vedo nel campo del fitness, del salutismo e delle diete: al giornalista medio, quello che parla al grande pubblico, non interessa la verità, ma generare un "flash" di interesse, un qualcosa che entra da un orecchio, ti dà una scossa, e il giorno dopo te lo sei già scordato. E avanti col prossimo... Ma mi raccomando, che siano informazioni superficiali che altrimenti l'utente medio non capisce nulla.

    Avete presente le notizie del TG1 sulle diete del momento?

    Un saluto da tutto un altro mondo... Ovvero dalla Francia o meglio, da Bordeaux!

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  6. @Andrea. Concordo con te: la superficialità domina nella comunicazione se il mondo è superficiale. Però i danni poi si avvertono.

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  7. Che dire...se non che queste notizie di "sorpasso" sulla Francia vengono divulgate, come minimo, in malafede o, peggio ancora, con incompetenza visto che si continua a produrre vino a fiumi senza arricchirlo della sua storia e della sua cultura al corretto consumo e senza specificare (e questa è malafede) come annota Giampaolo Paglia, che in Cina abbiamo calato un + 146% a fronte di una penetrazione di mercato ridicola rispetto a quella francese. Un, ahimè!, defunto giornalista per dirimere tanti dubbi suggeriva di porsi una domanda: cui prodest?

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  8. Per mestiere ho usato ed uso le statistiche, e so quanto sia facile manipolarle. D'altra parte, la storia del pollo di Trilussa è istruttiva. Credo sarebbe serio che, nei limiti del possibile, oltre alle percentuali si fornissero anche i valori assoluti. Altrimenti...
    Altrimenti, mettiamo che io venda vino, e che l'anno scorso abbia venduto una bottiglia in Finlandia. Se quest'anno ne vendo un cartone da sei potreo sbandierare un aumento del 500% nelle vendite in Finlandia. Ma in realtà sono solo passato da 1 a 6 bottiglie.
    Ricevo puntualmente comunicati stampa che mi parlano di iperboliche crescite delle vendite negli Stati Uniti, in Canada, in Cina: raro che mi dicano anche i valori di partenza e di arrivo.

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  9. e non mi pare neppure che si tratti del primo sorpasso. ma si sa che c'è chi ci tiene da matti a dire una cosa del genere. Per essere una notizia lo è, poi sui commenti lasciamo perdere. Piuttosto, Angelo, procurati il Lancet che pubblica la ricerca di due italiani sugli effetti salutistici del vino. Non è una novità ma sempre bene ribadirlo, visto anche il tenore della pubblicazione
    Sebastiano

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  10. Concordo. Una volta è la produzione, un'altra le bollicine a fine anno...e mai che si dica che vendiamo ad un terzo del valore medio dei francesi. Persino in Cina ci presentiamo come i "poareti" del vino, quelli che vendono a meno degli altri. Ora, non che i Francesi siano i migliori a tutti i costi, ma meno ciacole e più attenzione ai fondamentali economici credo sia il minimo richiesto. Sennò facciamo ridere.

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  11. D'accordo, Beppe: meno ciàcole e più concretezza.

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