26 febbraio 2011

L'assassinio del vino e della sua cultura

Angelo Peretti
La notizia è uscita sui giornali pochi giorni fa, ed è di quelle da meditare, per chi ha passione per il vino, ed anche, e soprattutto, per chi nel settore ci lavora. Però, se non sbaglio - sbaglio? - nel multiforme mondo dei blog enoici italiani non se n'è parlato, o quasi. Ordunque, il tema è questo: il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha trasmesso ai presidenti di Camera e Senato una relazione sugli interventi realizzati da ministero e Regioni in attuazione della legge quadro 125/2001 in "materia di alcol e problemi alcolcorrelati". Cosa ci sarebbe di tanto clamoroso in questa relazione? Ci sarebbe che la cultura italica del vino ne esce con le ossa rotte.
Sul sito del ministero c'è un comunicato che dice, come incipit: "I dati sui consumi alcolici e i modelli di consumo confermano il progressivo allontanamento del nostro Paese dal tradizionale modello di consumo mediterraneo". E già detta così la cosa è di quelle pesanti, visto che il vino è - era? - parte integrante del "modello di consumo" di casa nostra. Ma se si scende nel dettaglio, la faccenda è davvero seria. Perché è antitetico al modello alimentare nostrano - ma per motivi diversi - sia l'atteggiamento dei giovani che quello degli adulti. I giovani bevono sempre più alcol, ma mica perché si versano un bicchier di vino a tavola: no, cercano lo sballo con altri liquidi alcolici. E fra gli adulti cresce invece considerevolmente il numero degli astemi.
Prima cito due passaggi di approfondimento, e poi dico la mia.
Primo, sul sito del ministero si legge così: "È cresciuta nell’ultimo decennio la quota di coloro che consumano bevande alcoliche al di fuori dei pasti, con un incremento particolarmente significativo tra le donne. Il binge drinking, modalità di bere di origine nordeuropea che implica il consumo di numerose unità alcoliche in un breve arco di tempo, ha riguardato nel 2009 il 12,4% degli uomini e il 3,1% delle donne ed è ormai abitudine stabilmente diffusa, soprattutto nella popolazione maschile di 18-24 anni (21,6,1%) e di 25-44 anni (17,4%). Pratica il binge drinking anche una buona percentuale di donne fra i 18 e i 24 anni (7,9%) e fra le giovanissime di 11-15 anni esso appare più diffuso che fra i coetanei maschi".
Secondo, e stavolta prendo quanto ha scritto La Repubblica a proposito del documento ministeriale: "Nell'indagine è riportato un dato contraddittorio rispetto agli allarmi del ministero e riguarda il basso consumo pro-capite di alcol (8,02 litri contro l'11,6 della media Ue) e il fatto che l'Italia risulta essere, assieme al Portogallo, il Paese con il maggior numero di astemi totali: il 39% dei cittadini, secondo un'indagine europea condotta nel 2009, non consuma bevande alcoliche. Record singolare per un Paese che condivide con la Francia il primato mondiale per la produzione di vino e in cui 8,5 milioni di persone presentano 'almeno un comportamento a rischio' rispetto al consumo dell'alcol".
Ora, un commento, senza peli sulla lingua questo è il risultato della campagna di demonizzazione del vino attuate in questi anni in Italia. Complimenti!
Sì, non ho dubbi: a questo ha portato l'aver sistematicamente attaccato e vilipeso e violentato la cultura italiana del vino che accompagna il cibo. A tavola.
Le fasce giovanili sono state deviate verso lo ballo, come fuga da un atteggiamento alimentare dipinto come retrogrado, passatista. La popolazione adulta e responsabile è terrorizzata dall'incubo della patente a punti e dall'aggressione salutistico-mediatica, e non beve più neppure ai pasti.
Le colpe? Di tanti. Anche dentro al mondo del vino, sissignori. A partire da chi - produzione e critica - ha spinto violentemente verso un modello incentrato sullo status symbol, e dunque sul vino costoso, elitario, concentrato, e alla fin fine massificato. Un vino che con la tavola non ha niente a che fare. Anche questo ha contribuito al successo - successo? - di chi voleva fortemente il distacco dal modello alimentare delle nostre terre. Favorendo magari certi interessi forti: sbaglio a pensare che ci stanno guadagnando l'industria del superalcolico, del cibo usa e getta, della farmaceutica?
Sì, complimenti. Eccolo qui a cosa siamo arrivati: all'uccisione di una cutura millenaria. Per sostituirla con la non cultura degli ismi: consumismo, salutismo, edonismo, proibizionismo. Avanti così, nell'illusione di andar meglio. Illusi.

2 commenti:

  1. bravo complimenti
    chiudiamo la stalla adesso......

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  2. Oppure costruiamo una stalla nuova: è come la storia del bicchiere a metà, che si ouò vedere mezzo pieno o mezzo vuoto. Dipende.

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