11 gennaio 2010

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Brut Pas Dosé S.C. 1931 Millesimato 2006 Bellenda

Angelo Peretti
Un vino, come dire, "difficile", o meglio, che ti mette - che "mi" mette - in difficoltà, perché sovverte le (mie) convinzioni prosecchiste, sissignori.
Ho già detto qualche volta su quest'InternetGourmet che vedo il Prosecco come Charmat e per di più extra dry. Invece ecco che qui mi trovo con un metodo classico, brut e addirittura pas dosé, e per di più di vendemmia di tre anni fa. Agli antipodi.
Eppure devo ammettere che m'ha intrigato, questo Prosecco che in casa Bellenda han voluto dedicare a papà Sergio Cosmo (S.C.), il fondatore, e il 1931 è il suo anno di nascita.
Bel vino, ché ha carattere davvero notevole, si può bere come aperitivo un po' sopra le righe ma soprattutto sta in tavola da signore, anche con piatti piuttosto impegnativi. Ecco, sono soprattutto la stoffa e la tensione che m'hanno convinto. E la pulizia, ovviamente. E l'abbinabilità.
Al naso, leggerissima e accattivante vaniglia (forse dalla fermentazione nel legno), un che di crosta di pane da poco sfornato, e nocciola appena raccolta.
In bocca, frutto bianco ancora quasi acerbo. Fiori bianchi. Bolla minuta, ma nervosa. Asciutto, e ti lascia sorpreso quest'insolita percezione su un Prosecco.
Ecco: sorprendente è la parola.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

3 commenti:

  1. Sono lieta, Angelo, che tu abbia apprezzato questo Prosecco che dimostra anzitutto quanta qualità e ricerca ci sia anche nel mondo "prosecchista". L'ho assaggiato un paio di volte e devo dire che, passata l'impressione davvero sorprenente del primo assaggio, al secondo si è rivelato acor più complesso e affascinante. Umberto Cosmo, in una giornata estiva me lo ha proposto in una degustazione memorabile. Certo non è da tutti superare l'immagine di un Prosecco Dry o Extra Dry. E' una bollicina (sì io così scrivo ancora!!) difficile, ma affascinante che porta il segno di una sfida intelligente. Difficile e appassionante come una partita a schacchi, dove a giocare è proprio l'intelligenza.
    Buon Anno, Angelo e (in ritardo) Buon Compleanno!
    M.Grazia

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  2. @Grazia. Oh, il compleanno è stato affogato nelle bollicine! Sì, a me "bollicine" piace.

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  3. Certo che quando ci si ritrova con una tale recensione, il buonumore è assicurato per un po’! E forse bisognerebbe ringraziare e starsene zitti e buoni.
    Tuttavia, approfitto dell’occasiona datami per spiegare un paio di cose che stanno a monte di S.C. 1931.
    Il progetto nacque circa 6 anni fa, durante la vendemmia del 2004, quando si stava facendo strada il desiderio di ripercorrere le vie che portano alla bollicina del prosecco in termini più tradizionali.
    Parlandone con mio fratello Luigi e con Paolo Stival, i due enologi di Bellenda, avevo espresso loro l’idea di andare a produrre un Prosecco sur lie. Questa fu bocciata di comune accordo per motivi legati alle difficoltà di assicurare una sufficiente stabilità al vino e con un mercato non in grado di comprendere un vino con la presenza di torbidità.
    Da queste discussioni arrivammo all’idea di applicare al Prosecco quel metodo classico che già in cantina applicavamo a basi di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier.
    Al momento questa sembrò un’idea di rottura assoluta con quello che era un dogma: vitigno aromatico uguale charmat, vitigno non aromatico uguale metodo classico.
    Non importa si disse, andiamo avanti, proviamo. Prime prove e poi nel 2005 prima vinificazione mirata a ottenere una base adatta a una sosta in bottiglia più lunga del normale. Sboccatura dopo nove mesi, nel corso del 2006. Ricordo ancora la prima bottiglia sboccata, la sorpresa di ritrovare in quel vino i caratteri di un’uva che si pensava non adatta a lunghe soste sui lieviti.
    Pur essendo un metodo classico a tutti gli effetti, il pudore ci fece scrivere in etichetta la dicitura “fermentazione naturale in bottiglia” al posto di “metodo classico”, tale era il timore di suscitare un vespaio in zona.
    Da questa prima uscita siamo passati a soste più lunghe, fino a diciotto mesi, ma la sperimentazione sta continuando con piccole partite per vedere fino a che punto ci si può spingere.
    L’obiettivo è ambizioso: ci piace che il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene sia un giorno disponibile sulle carte dei vini con diverse annate, per dare un senso all’abusato termine “millesimato”, che per uno charmat ha poco se non nessun significato.
    Ci siamo chiesti contemporaneamente alla sperimentazione pratica se quanto stavamo facendo avesse un senso, se non stessimo violentando una tradizione solo per il gusto perverso di proporre qualcosa di diverso.
    Il Prosecco in quanto vitigno citato in etichetta venne proposto per la prima volta negli anni venti del secolo scorso dalla Carpenè Malvolti di Conegliano. In precedenza tra il 1860 e il 1870 i vini delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, avevano già cominciato ad essere spumantizzati e dato che a quei tempi il metodo di produzione in autoclave era lungi dall’essere inventato, è oltremodo chiaro che i vini disponibili sul territorio venissero spumantizzati secondo il metodo classico. Le uve disponibili erano Prosecco, Bianchetta, Verdiso, Dall’Occhio e altre. Non certo Chardonnay, Pinot Nero, quindi una tradizione di metodo classico con uve del territorio esisteva chiaramente. L’unica nostra licenza è stata di utilizzare il Prosecco in purezza.
    Siamo convinti che questo vitigno possa dimostrare di possedere la stoffa necessaria a dare vini da essere consumati anche anni dopo la vendemmia.
    Vediamo con piacere che oltre a Bellenda anche altri produttori del territorio si stanno avvicinando a questo metodo di produzione per il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene. È un segnale importante e significa il desiderio di andare oltre è comune e lo scambio di opinioni e di esperienze non potrà che portare risultati positivi a tutto il sistema.
    Intanto, grazie per aver parlato di S.C.1931 di Bellenda. Ci ha fatto enormemente piacere e ci stimola ancor più a perseguire la ricerca anche con altri vitigni locali, come il Raboso, la cui sperimentazione con il metodo classico per noi è già iniziata nel 2007.
    Cordialmente
    Umberto Cosmo

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