28 gennaio 2010

Lo spumante è morto, finalmente

Angelo Peretti
Devo - ancora una volta - ad un protagonista e attento osservatore della comunicazione vinicola come Franco Ziliani la lettura di un interessantissimo testo pubblicato sul finire dell'anno sul sito del Vinitaly. Mica un sito qualunque. Confesso che non l'avevo visto prima. E ne son rimasto piacevolmente sorpreso. Dice, quella nota comparsa sul portale della fiera scaligera, che lo spumante "è una parola morta, non esiste più". Affermazione perentoria.
Spiega poi il motivo per cui la si reputa defunta, la parola spumante: "Perché è banalizzante; non si può fare di tutta un'erba un fascio, con dentro il dolce Asti, il fresco Prosecco e il più complesso Franciacorta. Meglio parlare di denominazioni, che valorizzano le specifiche metodologie di produzione, le aziende vitivinicole, le aree a vocazione spumantistica. Un valore aggiunto e di fatto una marcia in più anche nelle vendite all'estero dove è evidente che il vino vada trattato per zone d'origine".
Si badi, a formulare pareri del genere non è un qualunque Carneade dell'ampia platea dei comunicatori vinicoli o sedicenti tali, bensì addirittura quel Maurizio Zanella che è ora presidente del Consorzio di tutela del Franciacorta e leader di Cà del Bosco. Uno che di vini con le bolle se ne intende parecchio, insomma.
Eggià, dichiarazione importante. Piantiamola di parlare genericamente d'italico spumante, magari per farci grossolanamente e iperprovincialmente belli affermando che "lo spumante italiano ha superato lo Champagne". Ché proprio in boutade di questo stampo s'annida una contraddizione grossa come una casa: lo "spumante italiano" non esiste proprio per niente. Del resto, i produttori francesi, che sulle bollicine qualcosa da dire ce l'hanno da qualche secolo, ormai, se ne guardano bene dal parlare di "spumante francese" o di "champenoise". Macché. Se è Champagne dicono Champagne, se è Crémant d Bourgogne dicono Crémant de Bourgogne, se è Blanquette de Limoux dicono Blanquette de Limoux. Prima di tutto il terroir e l'appellation che lo rappresenta, parbleu!
Ecco, cominciamo a imparare. Se è Franciacorta diciamo Franciacorta, se è Trento diciamo Trento (macché TrentoDoc - si dice così?), se è Asti diciamo Asti. Saremo mica orgogliosi di noi stessi solo quando mettiamo insieme fittiziamente tutto il nostro frizzantino per annunciare d'avere spezzato le reni allo Champagne, vero?
C'è orgoglio malato e orgoglio sano. Dichiarare il nome del vino della propria terra è orgoglio sano. E anche sana regola di marketing, che non guasta.

8 commenti:

  1. Il ragionamento non fa una grinza, ma quanti secoli ci metteremo prima che un cliente di un ristorante a NewYork ordini "Garcon, a bottle of TrentoDoc, please" ?

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  2. Dipende da quanto ci crediamo. E ci investiamo. E non sarebbe meglio investire su questo, anziché, chessò, su un costoso restyling del logo? (ogni riferimento al logo TrentoDoc è assolutamente voluto).

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  3. Chissà se mai potrà succedere che a New York si ordini "un TRENTODOC", ... sarebbe sicuramente bello, per ora un sogno... Come dice Angelo, dipende da quanto ci crediamo... ed investiamo... al momento è già importante che i produttori si presentino uniti sotto un unico marchio... che segue una logica ferrea... poi... può piacere o non piacere....

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  4. Molto bene, Angelo. Vedi che quando parliamo di marketing alla fine ci troviamo d'accordo? Io non amo l'espressione "bollicine" per la stessa ragione per la quale tu consideri morta l'espressione "spumante". Perché entrambe livellano, omologano, appiattiscono.
    Senza ironia, ma con l'opportuna leggerezza, sottoscrivo in pieno: parliamo di Franciacorta, Prosecco, Trento, ecc., esaltiamo le grandi diversità della più straordinaria piattaforma produttiva del mondo.

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  5. @Giampiero. Perfetto. Io bevo terroir. I beveroni li lascio volentieri ad altri. E dunque basta bollicine e basta spumanti. Parliamo di denominazioni, finalmente!

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  6. Quanto ci metteremo? Se mai non si comincia a fare qualcosa, mai si arriva a farla. Rammento che Napoleone, quando un generale obiettò al suo ordine di piantare alberi lungo le strade per fare ombra alle truppe in marcia, affermando che ci sarebbe voluto molto tempo per vederli abbastanza alti, rispose ordinando di cominciare subito.
    Già ora negli Stati Uniti si ordina un Prosecco e non uno Spumante di Prosecco. Prossimo nostro obiettivo è che fra qualche anno si ordini un Prosecco Superiore! Ci vorrà del tempo, ma ci riusciremo.
    Cordialmente

    Umberto Cosmo
    Bellenda

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  7. Ci vorrà del tempo, ma ci si riuscirà. E se ci si crede davvero, il tempo si accorcia, da solo.

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  8. L'orgoglio smodato comporta un senso di superiorità rispetto agli altri e sconfina spesso nella superbia, che nella dottrina cristiana è il più grave dei sette peccati capitali. I conflitti non giovano "alla più straordinaria piattaforma produttiva del mondo". Per questo motivo mi sembra più appropriato parlare di dignità piuttosto che di orgoglio. La dignità viene fuori quando si vuol preservare e custodire ciò che si è. L’orgoglio viene fuori quando si vuol rivendicare ciò che si ha. Attilio Romagnoli

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