12 aprile 2010

Gli illuminanti ricordi del Creato pantesco di Salvatore Murana

Angelo Peretti
A volte ti si concretizzano quasi per caso idee che hai - come dire - annusato qui e là. Magari si tratta appena d'attimi, flash, parole ascoltate o percepite chissà quando e chissà dove, che ti riaffiorano alla mente, assumendo, ora, una significanza che in origine non avevi colto.
M'è accaduto a Vinitaly. Nel caldo, nel vociare della kermesse veronese del vino. Padiglione Sicilia, stand d'un produttore che per me rappresenta una sorta di mito: Salvatore Murana, da Pantelleria, uomo che da quelle pietre vulcaniche in mezz'al Mediterraneo e dalle vigne che a fatica vi crescono tira fuori alcuni dei più spettacolari vini dolci che troviate nel mondo. Nel calice un suo vino che è, a suo modo, leggendario: il Creato, un Passito pantesco del 1976. Nato pertanto quando lui, Salvatore, era giovinotto. Venuto da uve di zibibbo più mature che mai. Lasciato - probabilmente dimenticato - lì ad affinare lungamente, lentamente. Finché eccolo, una manciata d'anni fa, saltar fuori dalla botte e passare alla bottiglia. Acclamato dalla critica (fu un "tre bicchieri" sull'edizione 2006 della guida gamberista) e agognato dal pubblico. Quasi inavvicinabile, ché ce n'è proprio poco e per di più la bottiglina (da 0,50) la trovi sugli scaffali a duecento e passa euro (talvolta trecento).Lo vedo nel bicchiere, quel gioiello, ed ecco venirmi incontro il ricordo di parole avvertite in tempi passati, e messe lì da parte, ed ora invece utili - forse, se non m'abbaglio - a capire. a spiegare. A sognare, probabilmente. Mix d'una conversazione francese ed una spagnola, che a suo tempo non decifrai, non codificai appieno, e che trovano adesso compimento. Questioni d'unghie: le unghie del vino, intendo, quegli aloni che, nel bicchiere, si vedono nella parte alta a ridosso del vetro.
In terra di Borgogna v'è chi sostiene che un pinot noir destinato a superare il tempo ha da avere, fin da giovane, una sottile - sottilissima - unghia bianca. Non colorata, no: bianca, cristallina, trasparente. Ed è quello che, prima ancora della freschezza o d'altro, t'offrirebbe l'indizio di potenziale longevità. E nobiltà.
Nel sud della Spagna, dalle parti di Jerez, dove l'uve le fanno passire al sole per poi farne mosti da destinare agli Sherry, da maturare lunghissimamente nelle cataste di botti a solera, m'hanno invece insegnato che un vino davvero bene invecchiato ha da avere un'unghia orientata al verde. Più e meglio è definita, più e meglio vuol dire che sarà stato affinato il vino. Dunque, più complesso e fascinoso lo si troverà all'olfatto e al palato.
Mai m'era capitato d'associare le due suggestioni. Mai prima d'avere nel bicchiere il Creato di Salvatore Murana. Invece, guardandolo, ecco riaffiorarmi - e folgorarmi - fin da subito quei ricordi. Ché il vino, nel calice, ha all'esterno una sottilissima ma luminosissima aureola bianca, e subito dopo questa, prima del caramello, un cerchio di verde intenso e profondo. Sintesi incredibile e inattesa di quelle parole avvertite fra Borgogna e Andalusia. Se devo trarne conseguenza, se devo considerarle prove certe, allora ho davvero davanti a me un vino di quelli che ti capita di rado di provare, di tastare, d'assaporare, mi dico. E dico bene, ché quest'è realmente passito d'emozione.
Ordunque, è velluto e seta insieme, questo Creato. Ché t'avvolge senz'assalirti, ti dona dolcezza senza mai stancare, e pure ti sembra incredibile, impossibile per la freschezza.
Potrei qui narrare ora dei sentori di fico, d'uva passa, di miele e d'erbe mediterranee e di tant'altre impressioni. Ma sarebbe - penso - riduttivo. Come soffermarsi su qualche pennellata d'un quadro, su un unico rigo di note dentro a una sinfonia.
Posso solo augurare a chi legge d'aver modo di berlo, prima o poi, il Creato.
Per me, fuori dello stand né più vocio, né più caotica ressa, né più soffocanti arie.

4 commenti:

  1. Grazie Angelo per questo bel racconto, una poesia, che mi ha fatto immaginare quanto hai colto nel bicchiere.
    Ho conosciuto Salvatore Murana, un grande viticoltore ed una grande persona dalla sensibilità non comune, credo che questo " Creato " ne rappresenti l'anima.
    Roberto Gatti

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  2. ...se Dio ha creato il vino è perché sapeva che un giorno sarenti esistito tu, caro Angelo. A canterne le lodi...

    Alfonso Stefano Gurrera

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