25 ottobre 2009

Quando il pregiudizio viene smentito dalla bottiglia svuotata

Angelo Peretti
Ci sono vini che mi mandano in crisi, perché mettono in dubbio ogni mia convinzione sul tema del "buono". M'è capitato con un Bordeaux del 2006, quello di Chateau Coulonge. Mica un fuoriclasse bordolese da invecchiamento. Nossignori: un vino da tavola quotidiana, anche nel prezzo. Comprato su Internet, su Vinatis, un ottimo sito di commercio elettronico di vini francesi, a un prezzo intorno ai 6 euro, mi par di ricordare. Nobilitato in etichetta dalla dicitura "elevé en fûts de chêne", ossia "affinato in botti di rovere", che per i miei gusti personalissimi non corrisponde affatto a una nobilitazione.
L'ho acquistato per curiosità: prezzo piccolo, medaglia d'oro ai concorsi "agricoli" di Parigi e di Macon nel 2008 (e quelli son concorsi seri, almeno per la mia esperienza d'acquirente dei vini che vi vengono medagliati: sinora, mai deluso dalle medaglie d'oro). Perché non provare a tastarlo, con simili connotazioni?
Stappato, subito subito mi son detto: "Tzè, un francese furbetto". Perché, insomma, quel fruttino di bosco così in rilievo e quella sua lieve vanigliatura boisée parevano ruffianetti.
Il fatto è che quand'incontro, appunto, rossi un po' ruffiani, ne bevo poi un sorso o due, e poi il bicchiere rimane irrimediabilmente lì, pieno, e la bottiglia quasi integra.
Invece, come dire, questo qui ce lo siamo fumati in due su una bistecca alla griglia. Intendo: giusto il tempo di mangiare una bistecca e la bottiglia era vuota. Altro che furbetto: questo qui è buono.
Allora vai in crisi: ecchécavolo, una cosa del genere sconvolge ogni tuo pregiudizio.
O sì sì, eccolo qui il problema: il pregiudizio. O meglio: il pre-giudizio. Quel giudizio che attribuisce aprioristicamente, sulla base di convinzioni che si dimostrano poi solo luoghi comuni. Un rosso da piccolo prezzo "elevato" nel rovere e piacevole all'olfatto? Oh, be', allora è bollato: ti vien da pensare che sia "costruito" per essere piacione. Eccolo qui il pregiudizio. E invece no: quel rosso può esser davvero piacevole, e questo lo è, santo cielo!
Vino franco, nitido nella sua linea fruttata, legno integrato benissimo, tannino ben modulato, freschezza che fa salivare e allunga il tono fruttato. Fatto per metà col merlot e per metà col cabernet sauvignon. Magari non un capolavoro, ma trovarne di vini quotidiani così...

1 commento:

  1. Mi fa molto piacere questo articolo, segno di onestà intellettuale e soprattutto aderente a mio avviso alla verità più di tante righe scritte su vini blasonati. Mi è capitato di leggere, e non una volta, servizi di vini evidentemente non assaggiati. Per paradosso, quando la bottiglia finisce è stato espresso un giudizio positivo, anche se in silenzio
    Sebastiano
    PS: Ottimi anche gli altri due servizi di questo numero

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